a K.

a K.

Riporto la poesia, che da sola fa giustizia a se stessa. Dopodiché è chiaro che il Ministero della Pubblica istruzione ha collezionato l’ennesima figuraccia, sbagliando l’interpretazione della poesia sulla traccia per l’Esame di Stato, mentre dio solo sa quanto avrebbe bisogno di riacquistare la stima degli studenti, delle famiglie e anche dei docenti.

a K.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma…

Una vecchia edizione di Ossi di seppia, 1942Forse se gli esperti del Ministero non si fossero dimenticati di riportare la dedica nel testo da analizzare, non avrebbero frainteso così clamorosamente l’interpretazione della poesia. Quella dedica li avrebbe costretti a domandarsi chi mai fosse il destinatario della poesia, chi mai si celasse dietro questa K.

Ma chissà da quale ripubblicazione antologica delle poesie di Montale avranno ripreso il testo. Povero Montale. E’ destino che debba faticare ad ottenere i riconoscimenti meritati. Finalmente approda sulle pagine dei temi di maturità – e va dato merito al ministero almeno di aver scelto un poeta del Novecento anziché i soliti romantici bolliti o il sempiterno Dante – e gli storpiano la poesia.

Parimenti, è ben vero che nel 1975 ottiene il premio Nobel, ma dopo che la sua parabola poetica aveva già toccato le più alte cime e quando ormai sembrava tramontarne lo splendore. Quasi un premio alla memoria, un riconoscimento postumo. in realtà fu sempre scomodo quel che disse, anche durante il discorso per la cerimonia di premiazione del Nobel, a conferma che non volle mai essere un “poeta laureato”:
In ogni modo io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà.”

Non posso concludere senza rivelare chi mai sia quel K. Non è una “k”, è un “k”.
Sta per Kniaseff, Boris.

Ballerino e coreografo francese, ma di orgine russa, in qualche modo discepolo di Sergej Diaghilev, il più grande direttore artistico ed impresario dei Balletti Russi, che Montale aveva avuto occasione di conoscere. Ma nel 1925 non poteva rivelare pubblicamente chi fosse questo K. (“o lontano”), perché nel III anno dell’era fascista facilmente sarebbe stato accusato di essere omosessuale (mentre non lo era affatto) e aveva già abbastanza guai con il regime. Aveva infatti firmato il manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce, atto che gli rese difficile la pubblicazione della sua opera, avvenuta comunque per intervento di un giovane e geniale giornalista (antifascista), Piero Gobetti, che ne stampò alcune copie per la «Piero Gobetti editore».
Piero Gobetti morirà un anno dopo esule in Francia, per i postumi di una serie di feroci pestaggi infertigli proprio nel corso del 1925 da squadre fasciste a Torino.
Due giganti: Montale e Gobetti, insieme, nel 1925.

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