A scuola di meritocrazia

Sta per iniziare un nuovo anno scolastico ed è tempo di buoni propositi. Così i giornali pubblicano quasi ogni giorno le ricette di questo e di quello per migliorare un’istituzione della società che – a parole – è considerata importante da tutti. Addirittura la più importante, ahimé.

Così abbiamo passato l’estate parlando del 5 in condotta, che dovrebbe atterrire gli studenti italiani perché rischiano la bocciatura (sic), o dei professori meridionali che non sarebbero all’altezza delle strutture fatiscenti in cui sono costretti a lavorare.

Per fortuna dal 1° settembre siamo tornati a scuola  ed è subito venuta a galla la dura realtà: una riforma che restaura il vecchio esame di riparazione, con studenti che hanno passato l’estate o ricorrendo al vecchio espediente delle costose ripetizioni o bellamente fregandosene perché tanto non ne vale la pena.

Non che si possa rimpiangere il precedente sistema dei debiti, rimasto un’opera incompiuta a causa dei noti avvicendamenti politici. Ma né i debiti, né gli esami di riparazione riescono ad evitare il sistema-sanatoria, ovvero la bocciatura degli studenti in TUTTE le materie (anche quelle che sanno)  o la promozione degli studenti in TUTTE le materie (anche quelle che NON sanno). E sarebbe meritocrazia questa?

Da modesto docente qual sono, dal basso dei miei 25 anni di insegnamento,  ribadisco che lo studente dovrebbe poter essere promosso nelle materie che ha studiato e bocciato in quelle che ha dimostrato di non conoscere. A ognuno secondo il merito.

Non è un sistema abbastanza meritocratico? Quando arriverà un ministro che lo capisce e che ha il coraggio di metterlo in atto? Forse allora anche la scuola potrà guadagnare quella serietà che nessun cinque in condotta potrà mai garantirle.

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