Universi informazionali

Universi informazionali

Minosse, giudice infernale del bene e del male nella cappella Sistina di Michelangelo

Al Festival delle scienze di Roma (gennaio 2010) si è parlato di “oggetti informazionali” e anche di “organismi informazionali”. Terrell Ward Bynum, filosofo alla Southern Connecticut State University ha parlato di etica e computer. Il suo intervento è stato anticipato sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, uscito il 10 gennaio 2010.

Parlare di etica a proposito delle macchine, e in particolare delle macchine intelligenti ovvero dei computer, farebbe presumere che tali macchine siano vive. Come potrebbero altrimenti avere un’etica? La distinzione tra il bene e il male, prerogativa di cui gli esseri viventi sono gelosi, non è anch’essa un’applicazione dell’intelligenza, forse la più alta? Non è forse per questo motivo, cioè per l’appropriazione di questa benedetta capacità di distinguere tra il bene e il male, che il padreterno ci ha cacciati sulla Terra? Il fatto che anch’egli fosse geloso di questa prerogativa non è forse la migliore spiegazione possibile di quella formula “a nostra immagine e somiglianza”  con cui ha concluso l’opera della creazione?

Non c’è dunque da meravigliarsi se anche gli esseri umani, fatti a tale “immagine e somiglianza” divina, siano stati e siano gelosi di questa capacità “etica”, tanto da ritenerla un confine invalicabile tra sé e il resto degli esseri viventi. Ma è poi davvero invalicabile questo confine? Ne dubitiamo, come del resto dubitiamo che qualsiasi confine sia invalicabile per la conoscenza. E’ però certamente invalicabile per l’ignoranza.

Sarebbe il caso che l’umanità continuasse senza troppi indugi il suo cammino per uscire dall’ignoranza, ovvero da quella presunta superiorità per cui considera se stessa tanto  “diversa” dalla natura da cui invece trae senso.  Si preannuncia una svolta – forse una ennesima svolta, ovvero una rivoluzione – sulla scia di quelle già verificatesi nel passato a noi più vicino:

  • dopo la rivoluzione di Copernico, che ci ha dimostrato che non siamo immobili al centro dell’universo;
  • dopo la rivoluzione di Darwin, che ci ha dimostrato che non siamo diversi dagli altri esseri del mondo animale;
  • dopo la rivoluzione di Freud, che ci ha dimostrato che non siamo in grado nemmeno di conoscere noi stessi

che altra rivoluzione sarebbe dunque alla porte?
Quella derivante dalla scoperta che anche gli esseri umani sono pattern di informazioni, ovvero organismi informazionali come tanti altri, macchine comprese. Se facciamo ancora oggi tanta fatica a immaginare la nostra parentela con le scimmie, quanto tempo impiegheremo ad accettare una qualche forma di parentela con le macchine? Ecchilosà.

La lenta (dipende) distruzione del nostro organismo, ovvero l’invecchiamento del pattern informazionale che preserva la nostra identità, sarebbe paragonabile all’obsolescenza di un circuito di silicio? Il nostro corpo, ovvero il nostro pattern informazionale, inesorabilmente si consuma attraverso i processi metabolici (respirazione, alimentazione, sudorazione…) con cui estraiamo dalla materia l’energia che chiamiamo vita. E’ in questo modo che elaboriamo le informazioni utili alla nostra sopravvivenza, sottraendole temporaneamente alla materia e restituendogliele sotto altre forme.

Un microchip

In questo universo informazionale in cui agiamo intrecciati, come non potrebbe intrecciarsi anche l’etica? Forse finora l’unico vero confine etico con gli altri esseri “viventi” era costituito dal fatto che gli esseri umani – una volta compiuta la distinzione tra il bene e il male – hanno avuto la libertà di compiere il male. Gli altri esseri – estremamente più arretrati – non potevano che compiere il bene, ovvero la preservazione della specie: e per questo li abbiamo considerati inferiori.

Ma forse non è così. E la presunta superiorità dell’uomo non è che l’ennesima forma di ignoranza.  Anche se ci piacerebbe tanto, non possiamo sfuggire a questo destino informazionale nel quale non siamo più liberi di quanto lo siano gli altri esseri di questo universo.

Che cosa ci distigue da essi? Solo l’egoismo con cui  imporreremo loro un’etica “a nostra immagine e somiglianza”.  E poi ancora la violenza con cui li scaraventeremo all’altro mondo (ovvero in un altro universo informazionale), quando essi oseranno impadronirsi della capacità di compiere quello che secondo la nostra etica è il male.

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