Un momento di silenzio

A moment of silence 1A moment of silence: 60 secondi di panico. E’ questa l’esperienza che l’artista cubano Wilfredo Prieto riserva a chi scarica e riproduce la sua Net-Art opera A moment of silence.

A nulla vale l’averci avvisato, al momento del download, che il nostro computer sarà disattivato per un minuto. “Figuriamoci, quasi quasi neanche ci credo…”

Please note that once launched, your computer will not be usable until the moment (60 seconds of black screen) has passed.

Premo un tasto, premo Print Screen o F6, premo Invio… aaah, aaaahhh… ecco… riesco a bloccare temporaneamente lo schermo; bene ora catturo le immagini del mio schermo mentre A moment of Silence è all’opera. Così potrò riprodurle in questo articolo. Bene, fatto: altro che un minuto di silenzio! Ho fatto un mucchio di casino!

Ma poi – ineluttabile – arriva il minuto di silenzio.

O forse meglio è dire i 60 secondi di silenzio. Rendono di più la durata del tempo, in cui siamo di fronte allo schermo nero: siamo ciechi. Tastiera bloccata. Solo si sente sullo sfondo il rumore della ventola che gira come un cuore che testardamente pàlpita, senza un cervello che dia un senso a quel pàlpito…

A Moment of Silence ci costringe ad attendere. Questi 60 secondi sembrano sempre troppo lunghi. Rimaniamo soli con noi stessi a riflettere su che cosa stiamo facendo. Che cosa stiamo facendo, esattamente quando stiamo al computer? Ritorna lo schermo dal buco neroTra le tante risposte che si sono affollate nella mia mente in quei 60 secondi di panico, la più convincente – ora che tutto è finito e mi sono riappropriato del computer – mi è parsa questa: “stiamo da soli con noi stessi”. Anche quando parliamo con qualcuno, questo “qualcuno” sembra più una estensione della nostra mente che un essere distinto e autonomo. E infatti lo posso spegnere quando voglio, questo qualcuno, togliermelo davanti premendo un tasto. E’ il bello e il brutto della presenza virtuale: se questo qualcuno fosse davanti a noi in presenza fisica, sarebbe ben più difficile “eliminarlo”.

Per “fortuna” (chissà se è una fortuna?) dal piccolo buco nero che ha spento il monitor cominciano a tornare le icone, la grafica a colori ricompare in tutto il suo splendore. Ricompare il piccolo mondo dall’aspetto ingannevolmente familiare.

Non si può sfuggire all’aria di vetro (e di qualcosa simile al vetro è fatto lo schermo) di cui parla Eugenio Montale

“Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

[..]

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.”

E così si allineano sullo schermo le icone, con ordine si ridispongono sulla griglia i simboli del pensiero, gli strumenti del lavoro. Siamo di nuovo soli. Con noi stessi. Ad aspettare.

» A moment of silence di Wilfredo Prieto

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