Michelangelo teologo

Michelangelo teologo
San Pietro senza i chiodi: ricostruzione virtuale

San Pietro senza i chiodi: ricostruzione virtuale

Il genio artistico di Michelangelo ha lasciato un’impronta indelebile sul Rinascimento che per gran parte coincide con i suoi dati anagrafici. I suoi imitatori hanno potuto aspirare al massimo alla categoria dei “Manieristi” che di lì a poco sarà travolta dalla nuova tendenza “barocca”: altra epoca, altri tempi.

Le opere di  Michelangelo hanno dato lustro nei secoli alla Roma dei Papi, ma considerarlo il celebratore della Roma dei Papi è talmente riduttivo da diventare un errore. Senza stare a menzionare la lunga lista di conflitti di vedute che lo opposero più volte agli undici Papi succedutisi sul soglio pontificio durante la sua permanenza a Roma, basti ricordare che le sue opere sono state censurate dalla Chiesa in passato e ancora oggi alcune di esse lo sono. Tra queste La crocifissione di San Pietro, di cui a luglio 2009 è stato concluso il restauro nella Cappella Paolina. Cosa avrà mai di tanto pericoloso quest’opera, da non poter essere riportata integralmente alla sua forma originaria nemmeno dopo un accuratissimo restauro avvenuto mezzo millennio dopo la sua realizzazione?

Per tentare una spiegazione occorre considerare che il periodo di attività di Michelangelo precede la Controriforma e che le sue idee religiose erano alimentate da un clima di rinnovamento – diffuso più di quanto si creda tra i cattolici di allora – che auspicava la liberazione della Chiesa di Roma dalla corruzione. Queste correnti di rinnovamento, a cui aderiva anche Michelangelo e che confluiranno nel Concilio di Trento, saranno di fatto sconfitte e assorbite in quell’ideale di “restaurazione” che va sotto il nome di Controriforma. Ma è proprio con questa linea teologica che una parte dell’opera di Michelangelo si troverà di fatto ad essere “dissonante”. Ciò spiega la censura, a partire dai famosi “stracci” che coprono le nudità umane nel Giudizio Universale della Cappella Sistina. Poca cosa, tutto sommato, rispetto a quanto accaduto alla Crocifissione di Pietro.

Per lo storico Antonio Forcellino il Rinascimento si chiude nel 1545 (1545: la fine del Rinascimento, Laterza, 2009). Nel 1545 Michelangelo aveva all’incirca 70 anni ed era alle prese appunto con La crocifissione di San Pietro, commissionatagli dal papa Paolo III Farnese, il quale in realtà gli aveva chiesto un tema piuttosto diverso: “Consegna delle chiavi a San Pietro”. In pratica: la celebrazione del potere temporale del Papa, successore di Pietro.
Michelangelo, che sa di poter contare sulla ammirazione di Paolo III, impone però il tema della “Crocifissione di Pietro” che ovviamente interpreta in modo del tutto originale rispetto all’iconografia tradizionale. Tutti sanno che Pietro si volle far crocifiggere a testa in giù, perché non si riteneva degno di una morte uguale a quella del suo Maestro: ma Michelangelo fa salire Pietro sulla Croce senza i chiodi e trasforma così la sua crocifissione in un miracolo della fede. Geniale: il martirio è una testimonianza di fede. Geniale, ma evidentemente pericoloso per la dottrina uscita dal Concilio tridentino, che infatti la censura.

 

San Pietro con chiodi  e pannetto: com'è ancora oggi

San Pietro con chiodi e pannetto: così è ancora oggi

Si racconta che Paolo III – entusiasta dell’opera – ancora nel 1549 la visitasse con grande compiacimento. Non certo a lui è imputabile la censura. Ma in seguito sulle mani e sui piedi di Pietro infissi sulla croce comparvero tre “rassicuranti” chiodi, oltre ovviamente a un panno adeguato a nascondere il sesso di Pietro. La censura delle alte gerarchie vaticane che avevano vinto nel Concilio tridentino si era abbattuta su un’opera che voleva significare che ciò che legittima l’esistenza della Chiesa (e quindi delle sue gerarchie) è la fede, non il potere temporale. E’ la fede che porta Pietro sulla croce, dice Michelangelo, non la difesa di un potere da un altro potere: i chiodi non servono.
Però quei chiodi ancora oggi ci sono. Si vede che fanno paura.

Le immagini della Crocifissione di Pietro (con e senza i chiodi) sono tratte da Il Venerdì di Repubblica del 17 luglio 2009,  pag. 43.
<p style=”text-align: justify;”>Il genio artistico di Michelangelo ha lasciato un’impronta indelebile sul Rinascimento che per gan parte coincide con i suoi dati anagrafici. I suoi imitatori hanno potuto aspirare al massimo alla categoria dei “Manieristi” che di lì a poco sarà travolta dalla nuova tendenza “barocca”: altra epoca, altri tempi.</p> <p style=”text-align: justify;”>Le sue opere hanno dato lustro nei secoli alla Roma dei Papi, ma considerare Michelangelo il celebratore della Roma dei Papi è talmente riduttivo da diventare ingiusto. Senza stare a menzionare la lunga lista di conflitti di vedute che lo opposero più volte ai Papi succedutisi sul soglio pontificio durante la sua vita, basti ricordare che le sue opere sono state censurate dalla Chiesa in passato e ancora oggi alcune di esse lo sono.

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