Estasi e cinema

Estasi e cinema

I tortuosi collegamenti tra le arti e la storia ci lasciano spesso stupiti per la loro potenza creativa. Uno di questi unisce un pittore della fine del XVI secolo, Domenico Theotocopuli noto come El Greco,  e un regista cinematografico, ma anche un notevole teorico del cinema, degli inizi del XX secolo: Sergej Ejzenstejn.

El Greco e Ejzenstejn sono sono separati da almeno tre secoli, e proprio per questo il loro accostamento è ricco di interesse.

Poche opere illustrano il tormentoso rapporto tra Riforma e Controriforma come la Purificazione del tempio, di cui El Greco dipinge sette versioni, databili a partire dal 1570 circa. Personalmente ne ho individuate sei: quella della Collezione di Sir Francis Cook, quella di Minneapolis (Institute of Art), quella della collezione Frick, la versione conservata nella chiesa di San Ginès a Madrid, quella della National Gallery of Art di Washington e infine la versione conservata alla National Gallery di Londra.

Ejzenstejn, ne “La natura non indifferente”, parla di quattro versioni, pur citandone 5. Si sofferma  in particolare sulla più celebre, quella conservata alla National Gallery di Londra  qui riprodotta: Christ driving the Traders from the Temple, Oil on canvas 106.3 x 129.7 cm. London, National Gallery.

Se vi recate sul sito della National Gallery e richiedete quest’opera (Christ driving the Traders from the Temple) potrete analizzarla con un ottimo

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Facilmente vi accorgerete del particolare in alto sul quadro a sinistra in cui sono raffigurati – dipinti in bassorilievo – Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre: un’altra famosa “cacciata”, evidentemente non casualmente citata all’inizio di questo quadro che può essere letto come un libro. Da sinistra a destra si svolge la  narrazione biblica del tema della “cacciata” per via simbolica, accompagnandola al sacrificio di Isacco, collegato all’espiazione del peccato (originale).

Per la Riforma l’episodio evangelico è simbolo della sua stessa opera rinnovatrice, volta a liberare la Chiesa dalla corruzione simoniaca. Per la Controriforma è invece simbolo della purificazione della chiesa (di Roma) da tutte le eresie. In questa controversia El Greco elabora le sue versioni che gradualmente evolvono dalla rappresentazione realistica a quella simbolica, a partire proprio dalla variante della National Gallery.

E’ questa evoluzione non ancora “compiuta” che provoca la riflessione di Ejzenstejn, il quale esordisce dicendo che tra tutte le opere di El Greco, questa è l’unica che non “ama” perché lo irrita.

L’intensità profonda dei dipinti di El Greco – un greco appunto, formatosi a Venezia alla scuola di Tiziano e trasferitosi in Spagna —viene espressa dalle figure più lunghe del normale e dal contrasto accentuato di colore e luce. Da qui muove Ejzenstein per scoprire la sintassi della materializzazione dell’estasi sulla tela, al fine di provarne con successo l’esportazione sullo schermo.

E’ l’estasi che unisce il Barocco al cinema, il ‘600 al ‘900. E’ l’estasi, lo stato emotivo a cui è indotto lo spettatore dei quadri di El Greco, come dei film di Ejzenstejn. Ed è spettatore anche colui che guarda l’Estasi di Santa Teresa del Bernini, di qualche anno più tardo di El Greco, interprete sublime della poetica dell’estasi. Ma prima di Bernini El Greco aveva percorso la strada che divide il classicismo rinascimentale dalla scenografia delle emozioni barocche, un teatro di luci e di colori, di marmi e di stucchi che anticipa il cinema.

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