Buzz

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Buzz Aldrin Buzz: un soprannome trasformato in nome anagrafico. Buzz è il nome di Aldrin, il secondo uomo ad aver messo piede sulla Luna. Prima si chiamava Edwin Eugene, un nome austero e forse più consono ad un astronauta. Già questo lo rende simpatico, ma si aggiunge anche il fatto che Buzz è stato il secondo uomo a calpestare il suolo lunare, il secondo e non il primo. Sappiamo quale “concentrazione di circostanze favorevoli” consente ai primi di essere primi: per “arrivare” secondi bisogna lottare invece contro una “concentrazione di circostanze sfavorevoli”. Buzz nella missione Apollo 11 – storica perché il 20 luglio 1969 portò un equipaggio umano sulla Luna – era pilota del modulo lunare.

Sopravvissuto alla morte dell’equipaggio della missione Gemini 9 semplicemente perché  era stato scartato dalla NASA, Aldrin si era laureato al prestigioso MIT di Boston nel 1963 dopo una formazione all’Accademia militare e dopo aver partecipato a molte missioni durante la guerra di Corea. Una preparazione non certo improvvisata, che però non ha mai ostentato; anzi, storica si può definire l’incrinatura da lui inferta al mito degli astronauti come mostri di freddezza e concentrazione: nella sua autobiografia si è soffermato sulla sua personale lotta contro depressione e alcolismo seguiti alla sua uscita dalla NASA.
Un pugno sferrato al giornalista che lo stava intervistando accusandolo di essere un un codardo, un ladro e un bugiardo perché l’Apollo 11 non sarebbe mai allunato, lo ha reso ancorpiù famoso, se possibile. Un uomo sbrigativo, con un grande senso pratico. Pochi sanno forse che fu Buzz ad aprire con una spallata il portello del LEM bloccato dal malfunzionamento di una valvola e consentire così al suo compagno di scendere e mettere – per primo – un piede sulla Luna. E fu sempre Aldrin che riuscì con una penna ad attivare l’interruttore – fracassatosi per metà – che avviava l’accensione del motore del LEM per il rientro a Terra. Ancora oggi conserva quell’oggetto che gli salvò la vita.

L’impresa più importante di Buzz è però un’altra: la fondazione Sharespace.org

I founded the non-profit ShareSpace in 1998. Our mission is to share the wonders of space with children of all ages, and to foster affordable space travel opportunities for all.
Having had the privilege of serving my country and humanity and personally experiencing space on Apollo XI and Gemini XII, I believe there is nothing more thrilling than space and all the possibilities it offers us.

Come ha detto in questa intervista (Buzz Aldrin il cowboy dello spazio) rilasciata in occasione della presentazione di Moonshot al Roma Fiction Fest del luglio 2009, “più ci si allontana dalla Terra e più ci si avvicina a se stessi“. Forse lo spazio può renderci migliori. Forse.

Chiudiamo con il motto di Buzz, un’evidente parafrasi del celebre “per aspera ad astra” coniato da Seneca.
Ad Astra! e basta: senza “per aspera”.  Per andare sulla Luna serve anche saper sfondare una porta, come certe volte accade con il televisore: dargli una pacca nel punto giusto lo sintonizza al volo, anche quando sembra fare i capricci.

E’ questo genere di cose che rende umane certe imprese sovrumane. E’ chiaro perché allora uno preferisca chiamarsi Buzz piuttosto che Edwin Eugene.

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