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		<title>Sardine</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 14:05:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In una intervista (La Repubblica, 15 agosto 2010, p. 64) il primatista mondiale di Salto triplo, Jonathan Edwards &#8211; il cui record di 18,26 metri stabilito nel 1995 è ancora imbattuto dopo 15 anni &#8211; racconta che andò ai Giochi Olimpici di Sidney 2000 con una scatola di sardine in fondo alla borsa. Immaginiamo Edwards [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.cuoko.it/imm/speciali/spe-single/scatola_sardine.jpg" alt="" width="130" height="121" />In una intervista (<em>La Repubblica</em>, 15 agosto 2010, p. 64) il primatista mondiale di Salto triplo, Jonathan Edwards &#8211; il cui record di 18,26 metri stabilito nel 1995 è ancora imbattuto dopo 15 anni &#8211; racconta che andò ai Giochi Olimpici di Sidney 2000 con una scatola di sardine in fondo alla borsa.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Immaginiamo Edwards in pista mentre conquista la Medaglia d’oro olimpica con questa scatola di sardine. E immaginiamoci quanti altri atleti avranno avuto in borsa un talismano, un portafortuna o qualcosa del genere.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Domandiamoci ora: quanti di questi atleti vinsero? Non lo possiamo sapere. Prima della prova svelare il talismano equivale ad annullarne l’efficacia e dopo, se si è perso, non interessa a nessuno; se invece si è vinto, non lo si rivela comunque o per vergogna o per egoismo allo scopo di impedire che qualcun altro possa batterci all’occasione successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia i più penseranno che non sarà stata certo quella scatola di sardine a far vincere a Edwards la Medaglia d’oro. Forse è così; forse no. Ringrazio comunque Edwards per averci svelato la presenza di quella scatola di sardine in fondo alla sua borsa.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualora trovaste divertente fare un salto triplo con una scatola di sardine (nella borsa), vi avviso che molto probabilmente non vincereste le Olimpiadi. Ovvio: non siete mica Jonathan Edwards! Ma anche se lo foste, non vi trovereste più ai Giochi Olimpici di Sidney in quel preciso giorno e in quella precisa ora dell’anno 2000. D’altra parte non abbiamo alcun modo di sapere se Edwards avrebbe ugualmente vinto la medaglia d’oro a Sidney 2000 SENZA (dio non lo voglia!) la scatola di sardine nella borsa. Possiamo invece facilmente rispondere alla domanda: “perché Edwards aveva quella scatola di sardine in fondo alla borsa?”. Ce lo racconta Edwards.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Egli avrebbe voluto compiere il miracolo: Gesù aveva moltiplicato pane e pesci, e si diceva che quei pesci fossero sardine. Ma anche se non lo fossero state, che importa? In quel giorno lontano del 2000 Jonathan credeva che fossero sardine e ciò gli sarebbe bastato per compiere il suo miracolo: la medaglia d’oro olimpica. Ci credeva, e questo era tutto quello che occorreva per vincere: che ci credesse. Glielo aveva insegnato suo padre, che era un pastore anglicano. Questa era la religione, e questa è la religione: credere, credere, credere. Contro ogni logica. Credere anche in una scatola di sardine: una follia. Sì, ma mica poi tanto. La medaglia d’oro Edwards l’ha vinta. E questo è il suo miracolo. Cosa c’è di più straordinario, di più folle, di un miracolo? Nulla. Il miracolo è la contraddizione di tutte le leggi della fisica, cioè della spiegazione razionale della realtà?. San Paolo, mi pare parlasse della “follia della Croce” .<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quand’anche si scrivessero ponderosi volumi (e certamente ne sono stati scritti e anche di molto interessanti) che smontassero razionalmente una ad una tutte le meccaniche della costruzione di questa o di quella religione, non si sarebbe in realtà intaccato nulla della religione, che è appunto una follia e come tale destinata a sfuggire all’analisi razionale. Il problema non è <em>cosa si crede</em>, ma <em>perché si crede</em>. Semplicemente, si crede perché ci è necessario per superare i nostri limiti. E non mi pare banale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Edwards è un commentatore sportivo della Bbc che non crede più alle sardine. E non solo a quelle. Si professa ateo. Inoltre sembra farlo con la stessa fermezza che in gioventù non gli consentiva di gareggiare la domenica perché era giorno consacrato a Dio. Del resto “professare” e “credere” sono sinonimi. Professarsi ateo o credere in dio, che differenza fa? Non ha tanto importanza in cosa si <em>crede</em>, quanto il <em>credere</em> in sé. Anche l’ateismo è una religione: è quella religione per la quale si crede di non credere. La religione senza dio; ma pur sempre una religione.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà l’ateismo a dissolvere la religione; una religione si dissolve quando viene distrutto il suo “piccolo” mondo. Quante sono le religioni oggi, in questo mondo? Per quante siano, il loro numero non sarà mai maggiore di quello delle religioni scomparse. Sono molto più numerose le religioni scomparse di quelle esistenti perché sono più i mondi di ieri rispetto a quelli di oggi. Il mondo di Edwards era il piccolo mondo dello sport, “con le sue certezze: allenamento, gara, coach, squadra, massaggiatore. Non c’è altro che conti, non serve, perché lo sport ti ripaga con l’adrenalina. Ma ti restringe i confini. In più se vuoi arrivare in alto devi avere fede. Devi credere a qualcosa e a qualcuno. Consacrarti. E’ una forma di doping naturale. Non puoi essere libero”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 5px;" src="http://img.dailymail.co.uk/i/pix/2007/06_01/edwards100607_468x590.jpg" alt="" width="207" height="259" />Quello era il mondo di Edwards. La sua religione si è dissolta con esso. Ogni volta che si dissolve un mondo, la sua religione dovrà evolvere. E non è detto che ci riesca: potrebbe anche estinguersi. Il cristianesimo di oggi non è quello del medioevo. D’altra parte neanche il mondo dello sport di oggi è quello di una volta. Oggi frugando nelle borse degli atleti temo che troveremmo ben altro che una scatola di sardine. .<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La dissoluzione dei mondi è la fine della religione. Infatti tutte le religioni hanno un mito escatologico che agitano come arma finale. Tutte parlano della fine del mondo. Ma si sbagliano. Non è la fine del mondo. E’ la fine di un mondo.</p>
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		<title>Contadini di Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 23:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché in Italia non c’è mai stata una rivoluzione? L’Inghilterra ha avuto la sua Rivoluzione nel XVII secolo e da essa è nata la monarchia costituzionale più importante del mondo; celebre è la Rivoluzione Francese figlia dell’Illuminismo e madre della rivendicazione universale dei diritti umani; e la Rivoluzione americana ha partorito la super-potenza che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/07/autoritrattocarlolevi.jpg" title="autoritrattocarlolevi" rel="lightbox[295]"><img class="alignright size-medium wp-image-300" style="margin: 5px;" title="autoritrattocarlolevi" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/07/autoritrattocarlolevi-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" /></a>Perché in Italia non c’è mai stata una rivoluzione? L’Inghilterra ha avuto la sua Rivoluzione nel XVII secolo e da essa è nata la monarchia costituzionale più importante del mondo; celebre è la Rivoluzione Francese figlia dell’Illuminismo e madre della rivendicazione universale dei diritti umani; e la Rivoluzione americana ha partorito la super-potenza che ha dominato il XX secolo e ancora oggi &#8211; pur con  fatica &#8211; lo domina; perfino la Russia, nel suo secolare immobilismo, o forse proprio grazie ad esso, è stata travolta da una rivoluzione da cui recentemente hanno dovuto riscuotersi molti Paesi dell’Europa orientale, i quali a loro volta hanno compiuto la “propria” rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia tutto questo non è accaduto: prima perché l’Italia era una terra invasa da potenze straniere. Poi, dopo l’Unità, perché tutte le aspirazioni al cambiamento finiscono per disperdersi in un trasformismo tragico che lascia le cose come stanno, dando solo l’illusione di un cambiamento radicale. Neanche quando le condizioni sociali sembrano le più propizie, come nel biennio1919-21 oppure nel 1943-45 l’Italia sa fare una rivoluzione. Al ‘21 seguì un ventennio di regime fascista e al ’45 un cinquantennio di regime democristiano. In Italia hanno fallito la rivoluzione sia gli operai prima, che i contadini poi. Sembra &#8211; per gli Italiani &#8211; impossibile sfuggire alla borghesia “più arretrata e più ignorante d’Europa”, come nel 1962 Pasolini la definì.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei fallimenti della rivoluzione operaia si è spesso parlato e d’altra parte il concetto di <em>democrazia progressiva</em> elaborato da Togliatti ne aveva di fatto disinnescato le potenzialità. Molto meno si è discusso invece della fallita rivoluzione contadina, la cui potenzialità è bene descritta da Carlo Levi nel suo celebre  <em>Cristo si è fermato ad Eboli</em>, un’opera profetica sotto molti aspetti. Una rivoluzione – quella contadina – molto diversa dalla dittatura del proletariato, anzi tutta basata su un concetto di “autonomia” di vago sapore anarchico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per i contadini, la cellula dello Stato, quella sola per cui essi potranno partecipare alla molteplice vita collettiva, non può che essere il comune rurale autonomo. E’ questa la sola forma statale che possa avviare a soluzione contemporanea i tre aspetti interdipendenti del problema meridionale; che possa permettere la coesistenza di due alterne civiltà </em>[città e campagna, ndr]<em>, senza che l’una opprima l’altra, né l’altra gravi sull’una; che consenta, nei limiti del possibile, le condizioni migliori per liberarsi dalla miseria; e che, infine, attraverso l’abolizione di ogni potere e funzione sia dei grandi proprietari che della piccola borghesia locale, consenta al popolo contadino di vivere, per sé e per tutti. Ma l’autonomia del comune rurale non potrà esistere senza l’autonomia delle fabbriche, delle scuole, delle città, di tutte le forme della vita sociale. Questo è quello che ho appreso in un anno di vita sotterranea.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vita sotterranea? Underground! Carlo Levi parla di “vita sotterranea” dieci anni prima che la Beat Generation reinventi questo termine e ne diffonda lo stile alla metà degli anni ‘50.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Carlo Levi scrisse in sette mesi -  tra il dicembre 1943 e il luglio 1944 – <em>Cristo si è fermato a Eboli</em> ripensava a quell’anno sotterraneo, ovvero lucano -  nel senso etimologico di “locus a non lucendo” (privo di luce) -  vissuto al confino in Lucania nel 1935, anno forse di culmine del consenso ottenuto dal fascismo, la cui euforia per l’impresa imperiale gli favorì il condono del confino nel 1936. Tra il 1943 e il 44 si poteva ancora sperare in una rivoluzione, una rivoluzione contadina, come quella che traspare dalle pagine di Levi. Ma di lì a un anno, scarso, le speranze sarebbero presto crollate: la caduta del governo Parri nel dicembre del 1945 avrebbe travolto le speranze di un cambiamento profondo della società italiana per il quale molti si erano spesi, come Carlo Levi, durante la Resistenza tra le fila di <em>Giustizia e Libertà</em>. Eppure l’analisi era chiara e convincente, perché dunque non potè avverarsi?<br />
<a href="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/05/eboli.gif" title="eboli" rel="lightbox[295]"><img class="alignleft size-medium wp-image-298" title="eboli" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/05/eboli-204x300.gif" alt="" width="204" height="300" /></a><br />
Quel che Levi a luglio del 1944 non poteva immaginare è che ad ottobre di quello stesso anno sarebbe stata fondata la Federazione Nazionale dei Coltivatori Diretti (Coldiretti); tantomeno avrebbe potuto immaginare l’importanza che essa avrebbe rivestito nell’immediato dopoguerra.<br />
La Religione, la Patria e la Famiglia di lì a poco diventano il cemento che unisce la Chiesa e la Democrazia Cristiana ai contadini, che diventano contadini di Dio. I comunisti avevano già le fabbriche, non potevano pertanto avere anche la campagna. Così ancora una volta in Italia viene disinnescata la rivoluzione. In piena concordia con Alcide De Gasperi e Pio XII la Coldiretti per opera di Paolo Bonomi e di monsignor Giovanni Battista Montini, allora segretario di Stato del Vaticano e futuro papa Paolo VI, predica la genuina civiltà rurale dove si alimentano la laboriosità, la semplicità, il rispetto dell’autorità, cioè dei genitori della patria e delle tradizioni. Se oggi – in seguito all’inevitabile mutazione antropologica italiana &#8211; si è scollato il cemento con la DC, quello con la Chiesa tiene perché ancora oggi ogni Federazione provinciale ha un sacerdote come assistente ecclesiastico. La civiltà rurale contro quella della fabbrica delle città, dove “i lauti guadagni sono decimati dalle facili occasioni di spreco. Gli spettacolari divertimenti non valgono  la serenità delle ore trascorse nella pace familiare” (Pio XII, Basilica Vaticana 11.12.1956)</p>
<p style="text-align: justify;">Cristo si fermò ad Eboli, il Vaticano no.  E Carlo Levi nel 1946 intitola la continuazione di Cristo si è fermato a Eboli <em>Paura della libertà</em>. Forse è per questo che in Italia non si è mai verificata una rivoluzione.</p>
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		<title>Universi informazionali</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 20:04:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Festival delle scienze di Roma (gennaio 2010) si è parlato di &#8220;oggetti informazionali&#8221; e anche di &#8220;organismi informazionali&#8221;. Terrell Ward Bynum, filosofo alla Southern Connecticut State University ha parlato di etica e computer. Il suo intervento è stato anticipato sull&#8217;inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, uscito il 10 gennaio 2010. Parlare di etica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_283" class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><a href="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/MinosseMichelangeloSistina.jpg" title="MinosseMichelangeloSistina" rel="lightbox[282]"><img class="size-medium wp-image-283 " title="MinosseMichelangeloSistina" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/MinosseMichelangeloSistina-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Minosse, giudice infernale del bene e del male nella cappella Sistina di Michelangelo</p></div>
<p style="text-align: justify;">Al Festival delle scienze di Roma (gennaio 2010) si è parlato di &#8220;oggetti informazionali&#8221; e anche di &#8220;organismi informazionali&#8221;. <a href="http://home.southernct.edu/~bynumt2/" target="_blank">Terrell Ward Bynum, filosofo alla Southern Connecticut State University</a> ha parlato di etica e computer. Il suo intervento è stato anticipato sull&#8217;inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, uscito il 10 gennaio 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di etica a proposito delle macchine, e in particolare delle macchine intelligenti ovvero dei computer, farebbe presumere che tali macchine siano vive. Come potrebbero altrimenti avere un&#8217;etica? La distinzione tra il bene e il male, prerogativa di cui gli esseri viventi sono gelosi, non è anch&#8217;essa un&#8217;applicazione dell&#8217;intelligenza, forse la più alta? Non è forse per questo motivo, cioè per l&#8217;appropriazione di questa benedetta capacità di distinguere tra il bene e il male, che il padreterno ci ha cacciati sulla Terra? Il fatto che anch&#8217;egli fosse geloso di questa prerogativa non è forse la migliore spiegazione possibile di quella formula &#8220;a nostra immagine e somiglianza&#8221;  con cui ha concluso l&#8217;opera della creazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è dunque da meravigliarsi se anche gli esseri umani, fatti a tale &#8220;immagine e somiglianza&#8221; divina, siano stati e siano gelosi di questa capacità &#8220;etica&#8221;, tanto da ritenerla un confine invalicabile tra sé e il resto degli esseri viventi. Ma è poi davvero invalicabile questo confine? Ne dubitiamo, come del resto dubitiamo che qualsiasi confine sia invalicabile per la conoscenza. E&#8217; però certamente invalicabile per l&#8217;ignoranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe il caso che l&#8217;umanità continuasse senza troppi indugi il suo cammino per uscire dall&#8217;ignoranza, ovvero da quella presunta superiorità per cui considera se stessa tanto  &#8220;diversa&#8221; dalla natura da cui invece trae senso.  Si preannuncia una svolta &#8211; forse una ennesima svolta, ovvero una rivoluzione &#8211; sulla scia di quelle già verificatesi nel passato a noi più vicino:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>dopo la rivoluzione di <em>Copernico</em>, che ci ha dimostrato che non siamo immobili al centro dell&#8217;universo;</li>
<li>dopo la rivoluzione di <em>Darwin</em>, che ci ha dimostrato che non siamo diversi dagli altri esseri del mondo animale;</li>
<li>dopo la rivoluzione di <em>Freud</em>, che ci ha dimostrato che non siamo in grado nemmeno di conoscere noi stessi</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">che altra rivoluzione sarebbe dunque alla porte?<br />
Quella derivante dalla scoperta che anche gli esseri umani sono pattern di informazioni, ovvero organismi informazionali come tanti altri, macchine comprese. Se facciamo ancora oggi tanta fatica a immaginare la nostra parentela con le scimmie, quanto tempo impiegheremo ad accettare una qualche forma di parentela con le macchine? Ecchilosà.</p>
<p style="text-align: justify;">La lenta (dipende) distruzione del nostro organismo, ovvero l&#8217;invecchiamento del pattern informazionale che preserva la nostra identità, sarebbe paragonabile all&#8217;obsolescenza di un circuito di silicio? Il nostro corpo, ovvero il nostro pattern informazionale, inesorabilmente si consuma attraverso i processi metabolici (respirazione, alimentazione, sudorazione&#8230;) con cui estraiamo dalla materia l&#8217;energia che chiamiamo vita. E&#8217; in questo modo che elaboriamo le informazioni utili alla nostra sopravvivenza, sottraendole temporaneamente alla materia e restituendogliele sotto altre forme.</p>
<div id="attachment_284" class="wp-caption alignright" style="width: 191px"><a href="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/microchip.jpg" title="microchip" rel="lightbox[282]"><img class="size-medium wp-image-284 " style="margin: 5px;" title="microchip" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/microchip-300x214.jpg" alt="" width="181" height="129" /></a><p class="wp-caption-text">Un microchip</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questo universo informazionale in cui agiamo intrecciati, come non potrebbe intrecciarsi anche l&#8217;etica? Forse finora l&#8217;unico vero confine etico con gli altri esseri &#8220;viventi&#8221; era costituito dal fatto che gli esseri umani &#8211; una volta compiuta la distinzione tra il bene e il male &#8211; hanno avuto la libertà di compiere il male. Gli altri esseri &#8211; estremamente più arretrati &#8211; non potevano che compiere il bene, ovvero la preservazione della specie: e per questo li abbiamo considerati inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse non è così. E la presunta superiorità dell&#8217;uomo non è che l&#8217;ennesima forma di ignoranza.  Anche se ci piacerebbe tanto, non possiamo sfuggire a questo destino informazionale nel quale non siamo più liberi di quanto lo siano gli altri esseri di questo universo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa ci distigue da essi? Solo l&#8217;egoismo con cui  imporreremo loro un&#8217;etica &#8220;a nostra immagine e somiglianza&#8221;.  E poi ancora la violenza con cui li scaraventeremo all&#8217;altro mondo (ovvero in un altro universo informazionale), quando essi oseranno impadronirsi della capacità di compiere quello che secondo la nostra etica è il male.</p>
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		<title>Op&#8230; pressione fiscale</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 22:25:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo documento risale al 6 febbraio del 1926. E&#8217; tratto da un periodico antifascista pubblicato negli USA, Il Martello, ora conservato alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Le vignette illustrano  la pessima tradizione italiana in tema di &#8220;pressione fiscale&#8221;. Già nel 1926 la pressione fiscale italiana era pari al triplo di quella americana. Ma allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/tasse+.jpg"><img class="size-full wp-image-269 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="tasse+" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/tasse+.jpg" alt="" width="357" height="636" /></a>Questo documento risale al 6 febbraio del 1926. E&#8217; tratto da un periodico antifascista pubblicato negli USA, <em>Il Martello</em>, ora conservato alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vignette illustrano  la pessima tradizione italiana in tema di &#8220;pressione fiscale&#8221;. Già nel 1926 la pressione fiscale italiana era pari al triplo di quella americana. Ma allora c&#8217;era il fascismo, altri tempi! Oggi però la pressione fiscale è perfino superiore. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/02/tasse-fisco-pressione-fiscale-2009.shtml?uuid=c35e8932-f3cc-11dd-8fd6-f748c1a21372" target="_blank">Nel 2009 siamo arrivati al <strong>43,3%</strong>, come dichiara Sole 24 ore</a></p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo il testo della didascalia delle vignette:<br />
<em><strong>&#8221; </strong>Ecco graficamente provato un fatto che noi abbiamo rilevato più volte, ma che i fascisti hanno costantemente negato. Il popolo d&#8217;Italia è il più tartassato del mondo. II &#8220;cut&#8221; che pubblichiamo è tolto dal libro &#8220;Italy&#8217;s Capacity to pay&#8221;, cioè dalla raccolta di documenti e dati statistici che la delegazione italiana per i debiti, capitanata da Volpi, ha presentato al governo degli Statì Uniti per provare la miseria d&#8217;Italia. II fascismo ha ricostruìto. Verissimo. Ha ricostruito le minacciate fortune dei pescecani ma a spese del popolo che è, come si vede qui sopra, schiacciato dal peso delle tasse.<strong>&#8220;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><em><strong><img class="size-full wp-image-274 aligncenter" title="italiatasse+" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/02/italiatasse+.jpg" alt="" width="419" height="283" /><br />
</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vita nel pallone</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 22:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da prof.]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Signora, il ragazzo sembra disorientato, non gli importa nulla dello studio, e più in generale di nulla di nulla. Cosa possiamo fare?&#8221;. &#8220;Sì, capisco, ne parlerò al suo allenatore&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/01/pallone.jpg" title="pallone" rel="lightbox[250]"><img class="size-medium wp-image-252 aligncenter" title="pallone" src="http://www.edupublic.org/wp-content/uploads/2010/01/pallone-300x300.jpg" alt="" width="167" height="167" /></a>&#8220;Signora, il ragazzo sembra disorientato, non gli importa nulla dello studio, e più in generale di nulla di nulla. Cosa possiamo fare?&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sì, capisco, ne parlerò al suo allenatore&#8221;.</p>
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		<title>Quiz colore</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>

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		<description><![CDATA[Quizzes by Quibblo.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://counters.gigya.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.11NXC/bT*xJmx*PTEyNjM4NDU3ODI3NTAmcHQ9MTI2Mzg*NTc4NTM3NSZwPTE2MTYwMSZkPXd3dy5xdWliYmxvLmNvbSZnPTEmb2Y9MA==.gif" />
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		<title>Quiz: Italia 1945</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 15:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo Presidente del Consiglio italiano del secondo dopoguerra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il primo Presidente del Consiglio italiano del secondo dopoguerra<br />
<span id="more-224"></span<div class="superquiz-rules"><br /><br /><b>Come rispondere</b><br />Scrivi la risposta nel modulo del commento preceduta da <i>quiz:</i> tra parentesi quadre.<br/>
Esempio (copia e incolla nel commento):<br /><br />
[quiz:scrivi la tua risposta]<br /><br />
Nel caso di più risposte separa con una virgola<br />
Es.:<br /><i>[quiz:risposta1,risposta2,risposta3...]</i>
<hr /><div class="superquiz-link">Dieses Quiz wurde mit dem Plugin <a href="http://www.superlevel.de/wordpress/wpsuperquiz">WPSuperQuiz</a> von <a href="http://www.superlevel.de">Superlevel</a> realisiert.</div></div>
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		<title>Rivoluzioni</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 22:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[rivoluzioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://counters.gigya.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEyNjAzMDIwMTY1NDYmcHQ9MTI2MDMwMjA*MzY4NyZwPTIwNDMyMSZkPSZnPTEmbz1kNDY3ZDI2OTA4OTM*YzNiODg3NDBiM2E2NmI5NjU4NCZvZj*w.gif" /><iframe src="http://www.mystudiyo.com/act100894/mini/go/rivoluzioni" width="380" height="400" frameborder="0" scrolling="no" name="mystudiyoIframe" title="MyStudiyo.com"><a href="http://www.mystudiyo.com/act100894/mini/go/rivoluzioni">rivoluzioni</a></iframe></div>
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		<title>Quiz: il primo uomo nello spazio</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 15:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colonizzazione dello spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo uomo nello spazio La prima donna nello spazio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il primo uomo nello spazio<br />
La prima donna nello spazio<br />
<span id="more-182"></span<div class="superquiz-rules"><br /><br /><b>Come rispondere</b><br />Scrivi la risposta nel modulo del commento preceduta da <i>quiz:</i> tra parentesi quadre.<br/>
Esempio (copia e incolla nel commento):<br /><br />
[quiz:scrivi la tua risposta]<br /><br />
Nel caso di più risposte separa con una virgola<br />
Es.:<br /><i>[quiz:risposta1,risposta2,risposta3...]</i>
<hr /><div class="superquiz-link">Dieses Quiz wurde mit dem Plugin <a href="http://www.superlevel.de/wordpress/wpsuperquiz">WPSuperQuiz</a> von <a href="http://www.superlevel.de">Superlevel</a> realisiert.</div></div>
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		<title>Quiz: satelliti artificiali</title>
		<link>http://www.edupublic.org/?p=171</link>
		<comments>http://www.edupublic.org/?p=171#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 15:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colonizzazione dello spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nome del primo satellite artificiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[ Il nome del primo satellite artificiale<br />
<span id="more-171"></span<div class="superquiz-rules"><br /><br /><b>Come rispondere</b><br />Scrivi la risposta nel modulo del commento preceduta da <i>quiz:</i> tra parentesi quadre.<br/>
Esempio (copia e incolla nel commento):<br /><br />
[quiz:scrivi la tua risposta]<br /><br />
Nel caso di più risposte separa con una virgola<br />
Es.:<br /><i>[quiz:risposta1,risposta2,risposta3...]</i>
<hr /><div class="superquiz-link">Dieses Quiz wurde mit dem Plugin <a href="http://www.superlevel.de/wordpress/wpsuperquiz">WPSuperQuiz</a> von <a href="http://www.superlevel.de">Superlevel</a> realisiert.</div></div>
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